CONSIDERAZIONI DI SINTESI SULLE POSSIBILITÀ
DI RILANCIO DELLA PETROLCHIMICA ENI
1.
Sommario
La
Commissione Nazionale Settore Chimico di Federmanager, allo scopo di
approfondire le problematiche legate all’industria chimica, affrontate nel
Rapporto sulla Chimica in Italia elaborato nell’autunno 2003, ha effettuato
un’analisi delle prospettive di sviluppo dell’ultimo grande gruppo industriale
italiano attivo nel settore petrolchimico: il Gruppo Eni.
L’Eni è
fortemente presente in questo settore attraverso la Polimeri Europa, che opera
principalmente nel campo della petrolchimica e della produzione di numerosi tipi
di gomme e di alcune materie plastiche di largo consumo (polietilene e
polistirolo). Tuttavia, la situazione per questa azienda allo stato appare
critica, poiché si registra un esplicito intento strategico dell’Eni a
disimpegnarsi dalla chimica per concentrarsi sul core business
dell’energia.
Storicamente,
lo stretto rapporto di collaborazione tecnica e commerciale di questa Azienda
con aziende operanti in altri
settori industriali, che utilizzano i prodotti di trasformazione dei polimeri,
ha contribuito sensibilmente allo sviluppo dell’industria italiana in termini di
competitività e redditività, grazie alle sinergie realizzate con settori
industriali quali l’edilizia, i trasporti, l’elettronica di consumo, l’ICT, etc.
Pertanto, è auspicabile che ENI non disperda il patrimonio Polimeri Europa di
competenze tecnologiche, produttive, di ricerca e know-how di cui ancora
dispone, e sia messa in grado di esprimere tutte le sue potenzialità di sviluppo
a vantaggio dell’intero sistema industriale italiano.
Ai fini
dell’analisi per l’individuazione di possibilità e alternative per il
mantenimento e rilancio della petrolchimica ENI si sono
esaminati:
Il quadro
che emerge è complesso e invita a
pena
l’estinzione lenta ma progressiva di un settore chiave dell’economia
italiana.
Il
presente documento sintetizza
2.
Premessa
Ai fini
delle considerazioni che seguono vale la pena di sintetizzare alcuni elementi
sul settore della chimica e in particolare della petrolchimica in Europa e in
Italia:
Ø
L’industria chimica è alla
base di tutto il sistema produttivo e di benessere dei paesi sviluppati, in
quanto fornisce le materie prime per tutte le altre industrie e molti prodotti
per il consumo;
Ø
L’Unione Europea è il
principale produttore ed esportatore di prodotti e tecnologie chimiche nel
mondo: il settore dell’industria chimica è uno dei più importanti del sistema
economico europeo; nel 2003 ha avuto un fatturato di 552 miliardi di €uro, un
saldo commerciale netto di 73 miliardi di € in rapida crescita, investimenti di
25 miliardi di € ed 1 milione e 800mila addetti con un alto grado di
qualificazione;
Ø
Il sistema chimico italiano,
quanto a struttura delle imprese e composizione dimensionale, ricalca le
caratteristiche di quello europeo, accentuando però il peso delle PMI
sull’insieme del settore per volumi prodotti e numero degli
occupati;
Ø
La produzione si
caratterizza per “poli chimici” che ospitano imprese di media e grande
dimensione in aree attrezzate con servizi e infrastrutture, e dalla presenza
diffusa su determinati territori di imprese di piccola e media
dimensione;
Ø
Le compagnie petrolchimiche
si sono ridotte di numero, tendono ad una specializzazione su linee di prodotto
e la specializzazione si associa alla globalizzazione;
Ø
Soprattutto per la grande
industria petrolchimica, in cui la scala degli impianti e la logistica delle
materie prime e dei prodotti sono elementi chiave di successo, è necessario
avere una visione globale: le aziende competitive sono presenti in tutto il
mondo o direttamente, o tramite licenziatari;
Ø
Non sembra che il settore
della petrolchimica mostri una particolare appetibilità per
newcomers;
Ø
Il baricentro del mercato
dei prodotti petrolchimici, sia per la domanda, che per l’offerta, si è spostato
dall’Europa al medio-estremo oriente;
Ø
È prossima la definizione di
standard internazionali di sicurezza ed ambiente, perché le conseguenze umane,
ambientali ed economiche di possibili incidenti superano i confini dei singoli
paesi ed anche delle singole aree del mondo;
Ø
In molti paesi UE il settore
è visto a livello territoriale come fonte di rischi e non è percepita dalla
popolazione l’importanza del suo ruolo sul sistema economico, se non dai diretti
occupati, e solo in parte dagli occupati nell’indotto;
Ø
A causa di vicende legate
all’inquinamento di alcune aree del Paese
che non sono ancora del tutto superate, gli insediamenti petrolchimici in
Italia sono generalmente “malsopportati” dalle popolazioni residenti nei
territori interessati.
3.
I monomeri e i polimeri nel
decennio 1992-2002 in Europa: evoluzione del mercato e della concorrenza,
prezzi, margini, risultati
E’ stato
considerato il periodo 1992-2002 come sufficientemente lungo e vicino ad oggi
per fornire un quadro di sintesi dei risultati e delle criticità economiche e di
competitività della petrolchimica (cracker, polietilene, polistirolo,
fenolo).
Nel
periodo il greggio si è mantenuto intorno ai 20 US$/bbl, con minimi sino ai 12
US$/bbl e massimi sino ai 32 US$/bbl. Il rapporto Virgin nafta/greggio è stato
mediamente di 1,3 (1,17-1,35). A parte l’attuale momento che vede il prezzo del
petrolio oltre i 45 $, è opinione diffusa che comunque il petrolio sia destinato
a mantenere un livello di prezzo superiore al passato e che sarà difficile per
il settore petrolchimico basato sulla virgin nafta trasferire l’aumento di costo
della materia prima sul prezzo dei prodotti e dei polimeri in particolare,
rendendo precaria la redditività del settore e ancora più difficile mantenere in
produzione gli impianti obsoleti e non competitivi.
Il
settore nell’ultimo decennio conferma l’andamento ciclico storico, per il quale
i prezzi di vendita dei prodotti, sia monomeri che polimeri, hanno avuto
profonde oscillazioni, non determinate dalle sole variazioni delle materie
prime, ma soprattutto da periodici sbilanciamenti globali tra domanda ed
offerta, con effetti negativi sul cash
margin e sui risultati aziendali. Anche gli impianti c.d. leader hanno avuti momenti in cui non
riuscivano a remunerare l’azionista.
Per i
principali settori, in cui opera Polimeri Europa, si possono fare le
considerazioni seguenti:
A quanto
detto va aggiunto il progressivo spostamento del baricentro del mercato delle
materie plastiche dall’Europa al Medio e soprattutto Estremo Oriente, con la
parallela riduzione del numero delle imprese petrolchimiche europee e la loro
specializzazione su linee di prodotto, che si associa alla globalizzazione ed
alla delocalizzazione; il mercato delle gomme invece, che usa tecnologie più
evolute, mantiene una forte presenza in Europa a prezzi
remunerativi.
Le
posizioni e gli interessi degli stakeholders della petrolchimica
ENI
La linea strategica
adottata dall’ENI di sviluppare l’upstream (ricerca, estrazione e distribuzione
del petrolio grezzo e del gas naturale) e di dedicare tutte le risorse a tale
obiettivo è in palese contrasto con una eventuale strategia di mantenimento e
consolidamento del settore petrolchimico. Le prospettive delle materie prime
energetiche sono buone, per crescita e redditività, per chi dispone di capitali,
esperienza e una base di partenza consistente, come nel caso dell’ENI.
L’upstream inoltre si muove in un contesto internazionale, rischioso sotto il
profilo politico, ma meno legato a problematiche territoriali europee.
Nella petrolchimica
Eni, così come si metterà in evidenza nei punti seguenti, gli impianti sono
localizzati soprattutto in Italia, sono in gran parte vecchi e per il loro
rinnovo richiedono investimenti cospicui, con difficoltà di carattere
autorizzativo e finanziario e con prospettive di ritorno economico solo di lungo
periodo. E tuttavia l’ENI ha oggi una grandissima difficoltà ad uscire da essa a
causa del risanamento ambientale connesso ad ipotesi di fermata/chiusura
impianti, della difficoltà della cessione di business ed a causa di forti
vincoli economici e sociali.
La POLIMERI EUROPA:
situazione attuale e prospettive
La
chimica ENI è concentrata nella società Polimeri Europa (PE),
che
Esiste
un’altra società: Syndial (ex-EniChem), che:
Per
considerare la situazione e le prospettive delle attività chimiche dell’ENI,
l’analisi può essere focalizzata su PE, salvo un’analisi particolare necessaria
per lo stabilimento Syndial di Porto Torres (conto lavorazione di fenolo, HDPE e
gomme nitriliche NBR per Polimeri Europa), che però non cambia il quadro in modo
sostanziale.
La
Polimeri Europa nel 2002 ha avuto i seguenti risultati:
|
Descrizione |
Consolidato
(M€) |
Italia
(M€) |
Note | ||
|
Valore
della produzione |
4.530 |
3.726 |
| ||
|
Acquisti
e prestazioni |
-4.071 |
-3.409 |
| ||
|
Lavoro |
-343 |
-253 |
| ||
|
Addetti
(dip. Operativi) |
7.463 |
7.254 |
5.894 |
5.717 |
|
|
MOL |
116 |
64 |
| ||
|
Ammortamenti |
-126 |
-114 |
| ||
|
Svalutazioni |
-106 |
-81 |
| ||
|
UON |
-116 |
-131 |
| ||
|
Utile
netto |
-212 |
-233 |
| ||
|
R&S
(M€ # persone) |
-62
# 630 |
|
| ||
|
Investimenti |
-148 |
|
(*) | ||
Nota
(*) “Gli
investimenti in immobilizzazioni materiali hanno riguardato principalmente il
mantenimento dell’efficienza impiantistica e di adeguati standard ambientali e
di sicurezza. Sono stati inoltre realizzati interventi per il consolidamento e
lo sbottigliamento di alcune produzioni… Gli investimenti in immobilizzazioni
immateriali (5 M€) si riferiscono principalmente a progetti
informatici.”.
Nel
2003:
|
Descrizione |
Consolidato
(M€) |
Italia
(M€) |
Note | ||
|
Valore
della produzione |
4.560 |
3.745 |
(*) | ||
|
Acquisti
e prestazioni |
-4.144 |
-3.411 |
| ||
|
Lavoro |
-352 |
-265 |
| ||
|
Addetti
(dip. operativi) |
7.254 |
7.047 |
5.717 |
5.586 |
|
|
MOL |
82 |
72 |
| ||
|
Ammortamenti |
-125 |
-117 |
| ||
|
Svalutazioni |
-77 |
-60 |
| ||
|
UON |
-117 |
-105 |
| ||
|
Utile
netto |
-208 |
-202 |
| ||
|
R&S
(M€-persone) |
-56
# 580 |
|
| ||
|
Investimenti |
-142 |
|
| ||
Nota
(*) “Le
vendite (5.266 mila tonnellate) sono diminuite di 227 mila tonnellate rispetto
al 2002, pari al 4,1%, a seguito della debolezza generalizzata della domanda e
della minore disponibilità di prodotto connessa a manutenzioni programmate e a
fermate per eventi accidentali. Le produzioni (6.907 mila tonnellate) sono
diminuite di 209 mila tonnellate, pari al 2,9%.
La
capacità produttiva nominale è
aumentata di circa un punto percentuale a seguito essenzialmente di incrementi
sui siti esteri di produzione di polimeri.
Il
tasso di utilizzo medio degli impianti calcolato sulla capacità nominale è
diminuito di 3 punti percentuali (dal 74,3% al 71,3%) a seguito, oltre che della
debolezza della domanda, delle fermate per manutenzioni programmate e per eventi
accidentali.”
La
ripartizione dei volumi di vendita per business è:
|
Divisione |
Vendite
2001 kt |
Vendite
2002 kt |
Vendite
2003 kt |
Note |
|
Chimica
di base |
2.740 |
2.894 |
2.704 |
|
|
Polietilene |
1.303 |
1.448 |
1.391 |
|
|
Stirenici |
667 |
709 |
723 |
|
|
Elastomeri |
448 |
442 |
448 |
Comprendono
swap stirolo |
|
Totale |
5.158 |
5.493 |
5.266 |
|
La
ripartizione dei ricavi delle vendite per business è la
seguente:
|
Divisione |
Vendite
2002 M€ |
Vendite
2003 M€ |
Note |
|
Chimica
di base |
2.164 |
2.177 |
|
|
Polietilene |
986 |
949 |
|
|
Stirenici |
605 |
616 |
Comprendono
swap stirolo |
|
Elastomeri |
576 |
584 |
|
|
Prod.
di terzi vend. estero |
112 |
55 |
|
|
Holding
e servizi |
73 |
108 |
|
|
Totale |
4.516 |
4.489 |
|
Tranne il
sito di Dunkerque e alcuni
impianti/siti minori (Hythe, Grangemouth, Champagnier, Féluy, Budapest,
Oberhausen), la produzione è concentrata in Italia, dove, limitatamente ai
polimeri prodotti, copre circa il 50% del mercato.
Per il
2004 il bilancio di PE è previsto in pareggio, grazie all’ottimo andamento dei
prodotti intermedi (fenolo ed aromatici), al buon andamento delle gomme ed al
riequilibrio tra prezzi dei prodotti e costi delle materie
prime.
4.
Considerazioni
sulla Petrolchimica ENI
I bilanci
della PE denotano la presenza di
problemi di carattere strutturale difficilmente risolvibili con una semplice
politica di investimenti di rimpiazzo a tecnologia
aggiornata.
In tale
contesto e con questi risultati, la situazione e le prospettive della
Petrolchimica ENI si presentano molto critiche.
Negli
ultimi anni le perdite di bilancio sono state consistenti, mostrando un forte
divario con i concorrenti migliori e denunciando quindi gap
strutturali.
Il
livello degli investimenti è stato bassissimo (circa uguale agli ammortamenti,
che sono stati progressivamente ridotti a seguito della svalutazione dei
cespiti) ed i pochi investimenti fatti sono stati orientati al mantenimento ed
al miglioramento dell’esistente, e non allo sviluppo
In questa
ottica di brevissimo termine si inquadra l’insufficiente investimento in
R&S, basso ed in rapida riduzione, che potrà causare la scomparsa
progressiva del know how dell’azienda.
I punti
di debolezza sono numerosi, ma esistono ancora punti di forza che
consentirebbero di trovare soluzioni di consolidamento e rilancio sia sotto il
profilo degli assetti societari che produttivo e di mercato. La condizione
principale è che si crei la convergenza sul comune interesse a salvaguardare il
settore da parte della UE, del Governo italiano, degli azionisti e delle
componenti sociali.
Le
criticità strutturali sono risultate:
Tutto ciò
ha portato la petrolchimica ENI ad un divario strutturale nel posizionamento
competitivo complessivo rispetto ai concorrenti europei.
L’azienda
dispone ancora di rilevanti punti di forza e principalmente
di:
·
una forte
presenza nel mercato italiano e per alcuni importanti prodotti in quello
europeo;
·
numerose
tecnologie di valore, un portafoglio di brevetti ed una politica di licenza
attiva per alcune tecnologie;
·
risorse
umane di alto livello nel campo scientifico e tecnico;
·
taluni
impianti competitivi o potenzialmente competitivi.
Al fine
di valutare l’ordine di grandezza del fabbisogno di cassa dei primi cinque anni
di un ipotetico acquirente della petrolchimica ENI, la Commissione per la
Chimica ha compiuto un esercizio tendente a quantificare le azioni e i risultati
di un ipotetico piano di interventi.
La
strategia sottesa è quella di:
Il
complesso degli interventi, che potrà attuarsi in non meno di cinque anni, unito
alle probabili perdite di tale periodo, richiede un fabbisogno di cassa di
alcuni miliardi di euro (3 – 4 G€), al netto del prezzo di cessione del
settore.
Si tratta
di un impegno finanziario consistente ed è evidente che il potenziale acquirente
dovrà avere sufficienti vantaggi di sinergia, strategici e di mercato e che la
razionalizzazione dei business, siti e costi generali potrà essere
pesante.
5.
Scenario
e proposte
La
decisione strategica dell’ENI di non considerare nel core business il settore
petrolchimico impone di trovare urgentemente un diverso assetto societario e di
gestire il transitorio in modo da rendere possibile il consolidamento della
nuova realtà societaria.
Per
quanto già detto nel rapporto della Commissione chimica di Federmanager
dell’autunno del 2003, il Paese dovrebbe avere tutto l’interesse a preservare, a
condizioni sostenibili, il settore dalla definitiva
scomparsa.
Si deve
insistere sulla necessità, per lo sviluppo del Paese, di:
ü
disporre delle materie prime
fondamentali per l’industria di trasformazione, chimica e manifatturiera, che in
futuro saranno sempre meno trasportabili per obbiettivi problemi di
sicurezza;
ü
mantenere un know-how di
valore sui processi produttivi e sull’ingegneria degli impianti, che dà
reddito ed opportunità di lavoro
qualificato a numerose ditte di ingegneria ben note su scala
internazionale;
ü
alimentare la competenza e
l’innovazione di prodotto nell’industria manifatturiera, sia quella produttrice
di apparecchiature e di componenti, che quella a valle, evitando riflessi
pesanti sull’indotto e sulla catena produttiva.
Di fatto,
però, non esistono difensori politici del settore, non esistono adeguate risorse
economiche pubbliche da destinare al settore (senza considerare possibili
problemi di concorrenza in Europa), e di fianco a doverose e necessarie azioni
penali (P. Marghera, Priolo, Brindisi, etc.) sono in corso campagne di
disinformazione che non facilitano azioni politiche a difesa delle
produzioni.
Per
configurare un nuovo assetto societario (qualunque esso sia) sono necessarie
quindi due condizioni.
La prima
è che sia elaborato e proposto, da un management credibile ed impegnato, un
piano di consolidamento e rilancio dell’attività che convinca sulla possibile
capacità di redditività dell’iniziativa nel lungo periodo.
La
seconda condizione è che si crei la convergenza sul comune interesse a
salvaguardare questo settore industriale non solo in Italia ma in Europa, da
parte della UE, del Governo italiano, degli azionisti attuali e futuri e delle
componenti sociali.
Alternative
da considerare
Si
possono certo individuare operatori già presenti nel settore con interesse al
mercato, ad alcune produzioni, e ad alcune licenze, ma con il rischio di una
razionalizzazione spinta, lo spegnimento delle attività di ricerca e la rinuncia
al rinnovo dell’apparato produttivo, pur se selettivo.
Inoltre,
queste cessioni parziali lasciano al venditore l’onere di garantire a lungo
termine il mantenimento delle produzioni collegate e la fornitura di materie
prime, servizi ed energia, a condizioni di favore.
Questa
politica è perseguita adesso dall’ENI per singoli impianti, incontrando
difficoltà e con scarsi risultati.
Si
ritiene, in definitiva, che tale alternativa sia perdente non solo rispetto ad
una politica industriale in questo settore che deve essere di consolidamento e
sviluppo, ma anche perché tale prospettiva condanna tutta l’attività ad una
lenta agonia con relativa desertificazione industriale.
A questo
punto è evidente come sia determinante individuare un nuovo assetto della
proprietà della chimica dell’ENI che creda ed investa in questo
settore.
In questa
ultima parte del documento si indicano brevemente le possibili alternative,
fornendo giudizi di merito per ciascuna di esse.
Cessione
di tutta l’attività petrolchimica ad una società extraeuropea.
E’ una
possibilità già tentata dall’ENI senza successo, ma che potrebbe essere ancora
perseguita.
In tal
caso sarebbe opportuno trattare con operatori possibilmente attivi nel “feed
stock”, interessati ad entrare pesantemente nel mercato europeo, acquisendo
impianti, mercati e competenze a supporto dello sviluppo della petrolchimica
nella propria area geografica.
Costituzione
di una società mista con una società petrolchimica europea.
E’ una
alternativa altrettanto logica e percorribile come la
precedente.
Le grandi
industrie petrolchimiche europee (per esempio ATO, BASF, BAYER) hanno problemi
simili, anche se meno accentuati, a quelli di Polimeri Europa, e può essere
vista come necessaria una razionalizzazione del settore in Europa. Con un
beneplacito preventivo della UE, è possibile sviluppare accordi di joint
venture, simili a quanto già avvenuto tra ENI e ICI nel campo del PVC nei primi
anni ’90.
Un tale
accordo potrebbe portare ad una razionalizzazione equilibrata delle produzioni
ed al recupero della redditività, ma sarebbe necessario che la UE decidesse di
considerare il settore petrolchimico strategico per il suo impatto sulle
tecnologie, sullo sviluppo dell’indotto e sul commercio internazionale e
permettesse di superare eventuali problemi di concorrenza.
Sarebbe
inoltre necessario che fosse riconosciuta la crisi del settore da parte delle
autorità europee e che i governi intervenissero attivamente nel
negoziato.
In questo
caso la fattibilità dipenderebbe non solo dalla possibilità di realizzare un
business plan concordato, ma anche quella di trovare un pool di banche per un
project financing del piano, per integrare i capitali investiti dai
soci.
Le due
alternative appena indicate sono entrambi logiche e
percorribili.
Tuttavia
esse non rispondono alla priorità strategica fortemente rappresentata in questo
documento: mantenere per un periodo sufficientemente lungo il radicamento nel
nostro Paese di una grande azienda italiana operante nel settore petrolchimico,
in modo da non compromettere lo sviluppo di quei settori industriali con cui
Polimeri Europa mantiene quel sistema di collaborazioni tecniche e commerciali
descritte più sopra.
Qualora
la proprietà dovesse passare (direttamente, o indirettamente nel caso di joint
venture) ad un gruppo industriale straniero, nel tempo l’investimento in Italia
costituirebbe solo un aspetto marginale, mantenendo il centro delle attività
strategiche nel paese in cui si trova la sede centrale.
Tali
ipotesi sono pertanto da considerare in via subordinata a quella che descritta
qui di seguito.
Costituzione
di una Nuova Società incardinata in Italia con azionariato in parte italiano, in
parte internazionale.
E’ questa la proposta che
viene posta all’attenzione di tutte le forze politiche, istituzionali,
economiche e sociali del Paese; una nuova società che veda impegnate tutte le
forze industriali, economiche e sociali italiane con una partecipazione diretta
nel capitale di rischio della società.
Affinché ciò avvenga e sia
conseguentemente reso possibile un consolidamento e sviluppo della petrolchimica
dell’ENI, si ritiene necessario un PATTO SOCIALE patrocinato dal Governo,
che:
ü
riconosca la valenza
strategica del mantenimento in Italia di una petrolchimica
competitiva;
ü
accetti e assecondi
l’attuazione di un piano industriale di consolidamento e rilancio della
petrolchimica. Il piano dovrà essere elaborato e proposto da un management
credibile e capace che impegni il suo futuro sul successo del piano
stesso;
ü
garantisca l’attuazione di
tutte le azioni necessarie alla razionalizzazione dei siti produttivi, rendendo
disponibili tutti gli strumenti anche sociali necessari e a sostegno degli
inevitabili sacrifici.
In termini societari bisognerà prevedere che:
ü
sia costituita una nuova
società alla quale ENI dovrà conferire Polimeri Europa e parte di Syndial ad un
prezzo commisurato al valore reddituale;
ü
ENI si faccia carico dei
ragionevoli costi di risanamento ecologico per situazione pregresse dei siti,
secondo accordi con il Ministero dell’Ambiente e con le autorità
territoriali;
ü
ENI mantenga per un tempo
ragionevole una partecipazione di minoranza; nella nuova società per garantire
opportuni rapporti industriali con il Gruppo;
ü
nell’azionariato ci sia una
significativa presenza delle componenti economiche e sociali del paese, e in
particolare:
o
Federchimica si impegni a
sottoscrivere, direttamente o indirettamente, una quota delle azioni della
società;
o
altrettanto facciano le
aziende chimiche associate a Federchimica;
ü
sia allargata la
partecipazione alle aziende clienti estere in sviluppo (Turchia, Ungheria,
Polonia), interessate ad integrarsi a monte;
ü
anche i sindacati di
categoria si impegnino a sottoscrivere, direttamente o indirettamente, quote
azionarie della società;
ü
si ottenga anche e
soprattutto una partecipazione diretta agevolata delle maestranze e dei
dirigenti all’azionariato della nuova società, con meccanismi di progressività
in funzione del reddito di lavoro individuale e in funzione delle posizioni di
responsabilità aziendale.
Si dovrà ottenere
anche un interesse attivo da parte di regioni, province e comuni ove insistono
realtà industriali della nuova azienda con meccanismi legati alla realtà degli
insediamenti.
La nuova società
sarà impegnata non solo nell’attuazione rigorosa del piano di consolidamento e
sviluppo, ma potrà anche sviluppare sia con le amministrazioni locali che con le
PMI del territorio rapporti di affari, per esempio la fornitura di servizi a
condizioni competitive; e valorizzerà i suoi centri di ricerca e di produzione
per collaborazioni con aziende chimiche e non del territorio, facendo
“sistema”.
Insomma, per il successo di
una operazione di questo tipo è indispensabile un forte e continuo
coinvolgimento anche finanziario di tutte le parti sociali e degli operatori sia
nella fase progettuale che in quella attuativa.
Questa è la proposta che
Federmanager lancia, e rispetto alla quale chiama tutte le forze sane del paese
ad un confronto.
I tempi per approfondire ed
attuare questa strategia sono strettissimi.
Se le istituzioni e tutte le
forze sociali dovessero lasciar cadere questa proposta si assumerebbero una
grave responsabilità: i dirigenti di Federmanager, per il senso di
responsabilità che hanno sempre dimostrato, sollecitano un confronto pubblico, e
mettono a disposizione del Paese ancora una volta le proprie competenze e le
proprie energie.
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