RAPPORTO PER IL COMITATO DI DIREZIONE DELLA F.E.C.C.I.A.

L. CARRIERO

CIDA/FEDERMANAGER – ITALIA

KOLN 29 SETTEMBRE 2001

 

1 CONSIDERAZIONI SULL’INDUSTRIA CHIMICA IN ITALIA

1.1 L’anno 2000

1.2 I problemi strutturali

1.2.1 La scuola e la formazione dei giovani

1.2.2 La regolamentazione in materia di ambiente

1.3 Alcune azioni

2 L’ATTIVITA DELLA CIDA E DI FEDERMANAGER

 

 

  1. CONSIDERAZIONI SULL’INDUSTRIA CHIMICA IN ITALIA
    1. L’anno 2000
    2. Nel corso del 2000 alcuni avvenimenti su scala mondiale hanno provocato un cambiamento del clima economico, che si è riflesso anche nel settore chimico:

      L’inizio dell’anno presentava uno scenario macroeconomico in forte crescita:

      La chimica aveva anticipato tale sviluppo, grazie all’accumulo di scorte dei settori a valle, che prevedevano in prospettiva un rialzo dei prezzi dei prodotti petroliferi.

      Durante il 2000 lo shock del prezzo del greggio e il calo della domanda mondiale hanno contribuito ad una riduzione del tasso di crescita e a creare un clima d’incertezza per il 2001-2002.

      Nel 2000 la chimica europea è cresciuta in termini reali del 4% (farmaceutica esclusa), superiore alla crescita degli Stati Uniti e del Giappone.

      Il surplus commerciale è stato di 47,6 miliardi d’euro.

      Nel complesso i risultati del 2000 confermano la leadership mondiale dell’Europa.

      In Italia l’andamento congiunturale dell’industria chimica è stato simile a quello europeo, condividendone le tendenze evolutive e i fattori di rischio.

      Esistono tuttavia delle differenze a livello strutturale per le quali è necessario avviare interventi correttivi e politiche di lungo periodo.

      In termini reali nel 2000 rispetto al 1999:

      Produzione +4,1%

      Esportazioni +10,4%

      Importazioni +6,0%

      Domanda interna +3,6%

      Nonostante una crescita positiva degli indicatori reali, permane un saldo commerciale negativo e pari a –15.100 miliardi di Lire, 7,8 miliardi d’euro, peggiorando rispetto al 1999.

      La componente più importante del deficit commerciale è data dal settore della chimica di base.

      Per il 2001 a metà anno si prevedeva una crescita ridotta dal 4% del 2000 al 2% del 2001, con una consistente riduzione delle esportazioni.

       

    3. I problemi strutturali

A parte alcuni problemi strutturali dell’economia italiana quali l’insufficienza delle infrastrutture e servizi a supporto dello sviluppo industriale e la necessità dello sviluppo dell’innovazione che riguardano anche il settore chimico, due temi possono essere evidenziati in questa sede perché costituiscono dei vincoli allo sviluppo del settore:

  • La scuola e la formazione dei giovani
  • L’ambiente e la regolamentazione ambientale nazionale ed europea.
      1. La scuola e la formazione dei giovani
      2. Nella Chimica nel recente passato (fino a pochi anni fa) i colletti blu erano la maggioranza, ora il 57% della forza lavoro è costituita da colletti bianchi (ricercatori e tecnici) e anche per i colletti blu è richiesto un buon livello di istruzione a tutti i livelli.

        Il settore chimico richiede ormai una formazione adeguata , competenze specifiche e preparazione tecnica,economica, ambientale.

        La conoscenza del settore chimico deve, pur con le ovvie differenze, essere estesa al di fuori dell’impresa.

        La percezione del settore da parte dei consumatori, degli ambientalisti, e dei funzionari della pubblica amministrazione dovrebbe essere tale da consentire uno sviluppo sostenibile sia per l’impresa che per l’ambiente e la popolazione.

        A fronte di tutto ciò si riscontra una difficoltà crescente nell’informare e formare i giovani.

        L’avvento della New Economy, la nascita di nuovi corsi di laurea e le lauree brevi , la complessità e la difficoltà della chimica rispetto ad altre discipline, la scarsa conoscenza del contributo della chimica al benessere del paese, anche con opportunità di lavoro, gli effetti di una scarsa sensibilità ambientale nel passato da parte del settore chimico sono tanti motivi che concorrono nel determinare la crisi vocazionale.

        In Italia dal 1993 al 2000 le immatricolazione ai corsi di laurea in chimica sono passate da 2054 a 902, e quelle ai corsi di chimica industriale da 833 a 356 (-56%). Di conseguenza i laureati in chimica e in chimica industriale si stima che passeranno da 1600 del 2000 a 600 nel 2007

      3. La regolamentazione in materia di ambiente

A rendere ancora più difficile il contesto operativo della chimica in Europa concorrono le spinte verso l’iperegolamentazione e segnali di minore sensibilità alla competitività dell’industria.

Nel corso degli ultimi 10 anni la.UE ha emanato 377 interventi normativi sulle tematiche ambientali (il 40% dell’attività del Parlamento Europeo)

All’inizio del 2001 la DG Ambiente e Impresa della UE ha presentato il Libro Bianco sulle sostanze chimiche.

Occorre fare molta attenzione agli effetti.

Il Libro Bianco può rendere l’Europa meno competitiva oppure può dare luogo a regolamentazioni semplici, efficaci e flessibili.

Le imprese dovranno fornire entro il 2012 i dati riguardanti tutte le 30.000 sostanze in commercio, che abbiano una produzione superiore a una tonnellata.

Saranno le imprese , compresi i formulatori e gli utilizzatori a dover dimostrare la sicurezza delle loro sostanze.

Non si può non condividere gli obiettivi strategici dell’iniziativa:

  • Elevare la protezione della salute, sicurezza e ambiente;
  • Garantire la trasparenza e l’accesso al pubblico delle informazioni sulle sostanze chimiche.
  • Occorre molta cautela sulle modalità, con attenzione ai costi.

 

    1. Alcune azioni

    • Nel marzo del 2001 a Milano vi è stata una conferenza internazionale su iniziativa Federchimica e FULC, cui hanno partecipato rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali e sindacali chimiche di 11 paesi.

Nel corso della Conferenza sono stati dibattuti temi quali:

      • Una maggiore attenzione dell’Europa al settore chimico
      • Le conseguenze di una tendenza all’appesantimento regolamentare e burocratico.

    • Osservatorio Nazionale per il Settore Chimico.

E’ stato creato nel 1998 è costituisce uno strumento di politica industriale per la modernizzazione dell’industria chimica italiana. Fanno parte dell’Osservatorio:

    • Ministero dell’Industria
    • Ministero del Commercio con l’Estero
    • Ministero dell’Ambiente
    • Ministero della Sanità
    • FEDERCHIMICA
    • UNIONCHIMICA
    • FULC

Si sta verificando la opportunità e possibilità di una partecipazione di FEDERMANAGER e dei Quadri.

L’Osservatorio ha avviato nel 2000 il programma "Chimica 2000" con un’analisi su 13 province italiane a vocazione industriale di attività chimiche e non chimiche. L’obiettivo è di informare e aiutare i potenziali investitori a localizzare investimenti nelle aree industriali selezionate.

  1. L’ATTIVITA DELLA CIDA E DI FEDERMANAGER

Gli obiettivi del 2000 della Federmanager erano e i risultati sono stati:

  • Rinnovo del contratto. E’ stato rinnovato in tempi brevi, senza tensioni e con condizioni buone.
  • Ripristino della perequazione automatica delle pensioni. Obiettivo raggiunto da migliorare.
  • L’eliminazione del divieto di cumulo tra pensione e lavoro autonomo. L’obiettivo è stato parzialmente raggiunto.
  • Inoltre si è ottenuta l’emanazione di una legge per la costituzione di un fondo per la formazione dei dirigenti.

Obiettivi a breve-medio periodo sono:

  • Il completamento della perequazione delle pensioni
  • L’eliminazione del divieto di cumulo
  • La revisione della fiscalità
  • L’adeguamento delle pensioni di reversibilità.

Ma il tema che riguarda il futuro del sindacato è quello del contratto, del ruolo del sindacato, delle tendenze verso il contratto individuale, della regolamentazione dei fringe benefits, degli ammortizzatori sociali, cioè sostegni finanziari per il dirigente nel momento in cui perde il posto di lavoro, in generale quindi della problematica della flessibilità e mobilità.

Parallelamente alle attività della gestione della Federazione è proseguito il processo d’integrazione Dirigenti-Quadri.

Il 9 marzo del 2000 è stato firmato un accordo cooperativo tra la CIDA e la CUQ, grazie al quale si è dato seguito al protocollo di accordo segnato a Roma il 2 marzo 1999.

Il 19 aprile del 2001 è stato firmato, infatti, il Protocollo d’Intesa tra FEDERMANAGER e le quattro Associazioni dei Quadri Industriali, vale a dire ANQUI, CONFEDERQUADRI, FEDERQUADRI e ITALQUADRI (tutte facenti parte della CUQ - Confederazione unitaria dei Quadri).

Il protocollo prevede un’Associazione delle stesse a Federmanager, come fase intermedia di un processo che porterà ad una rappresentanza unica di Dirigenti e Quadri.

Per quanto riguarda la CIDA e l’EUROPA nel corso del 2001:

  • Azioni di sostegno delle iniziative della CEC, in particolare per quanto riguarda l’inserimento nel Regolamento dello Statuto della Società Europea una disposizione intesa a riconoscere nel Gruppo di negoziazione delle imprese multinazionali il diritto per i Quadri ad una rappresentanza specifica.
  • Interventi presso il Governo e le Rappresentanze degli Organismi Internazionali in Italia
  • Adesione all’Accordo per la trasposizione nell’ordinamento nazionale della direttiva comunitaria sul lavoro a tempo determinato (1999/70/CE) per la parte che riguarda la categoria dirigenziale.
  • E’ stata accolta la richiesta della CIDA di riconoscere una rappresentanza specifica della dirigenza nella direttiva relativa all’istituzione dei Comitati aziendali europei (1994/95/CE).